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La vera storia della Bonino, abortista fai da te che vuole prendersi il Lazio

Se ogni politico nasconde qualche scheletro nell’armadio, Emma Bonino cela un cimitero di migliaia di bambini non nati e da lei spesso personalmente eliminati con una indifferenza orgogliosa e agghiacciante. Negli anni ’74-75, quelli in cui infiamma la battaglia che poterà alla legge 194, la Bonino divienne una leader di quella che ancora oggi Marco Pannella definisce una “battaglia per i diritti civili”.
La candidata del Pd nel Lazio, Emma Bonino, negli anni ’70 aspirava i feti con la pompa delle biciclette e li gettava nella spazzatura. Si fece pure fotografare mentre aspirava un feto. La Bonino praticava aborti e se ne vantava. Per questo fu arrestata. E oggi pur di prendere voti si accredita come amica del Vaticano.
Aborti, non parole. Gli elettori laziali possono sciogliere i loro eventuali dubbi: Emma Bonino mantiene le promesse elettorali. Lo testimonia la sua storia personale, anche quella dimenticata nei ritratti ufficiali, che ora la esaltano come paladina dei diritti umani. Solo raramente invece spunta una fotografia, pubblicata da Oggi nel 1975, che la ritrae curva davanti a una donna a gambe divaricate nell’atto di strappare la vita a un innocente bambino.
Ma l’attuale candidata radicale, appoggiata dal Pd alla presidenza della Regione Lazio, a quei tempi, combatteva una battaglia per il “diritto a una maternità scelta”, dirà nel 2006 a Grazia. Da militante radicale agiva infilando il tubo di una pompa da bicicletta nell’utero delle donne che si rivolgevano a lei per uccidere il figlio che portavano in grembo. Era l’attuale vicepresidente del Senato ad aspirare personalmente il “contenuto dell’utero”. Poi lo depositava in un vaso da marmellata. È lei stessa a ricostruire il macabro procedimento, tralasciando soltanto un particolare: i feti finivano fra i rifiuti. A Neera Fallaci, di Oggi, confidava però la propria e altrui indifferenza: “Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate”. Le aveva insegnato a riderci sopra Adele Faccio, con cui nel 1974 aveva fondato a Milano il Centro Informazioni Sterilizzazione e Aborto, che vanta il record di 10.141 aborti procurati, all’epoca clandestinamente, cioè contro la legge che li considerava infanticidi.
La Bonino finì anche in galera per qualche giorno, autodenunciandosi. Siccome, allora come oggi, le leggi venivano fatte e disfatte dai magistrati, se la cavò con un’assoluzione che le spalancò le porte del Parlamento, anticipando politicamente la legge 194 del 1978, che ha stabilito le regole per la cosiddetta interruzione di gravidanza. Attualmente si sopprimono circa oltre 120mila bambini l’anno. In trentadue anni di vigenza, senza contare gli eccidi compiuti con mezzi di fortuna, sono milioni gli italiani che l’anagrafe non ha nemmeno potuto registrare. Tanto, mica votano.
Eppure, da qualche giorno, la Bonino si mostra tranquilla anche a proposito dei suoi rapporti con il Vaticano: “Sia sui carcerati che sugli immigrati e i malati, il mio rapporto con le associazioni cattoliche è sempre stato ottimo”, rispondeva pochi giorni fa a Maurizio Belpietro, a Mattino Cinque, dicendosi sicura che “i cattolici, come tutti, ragioneranno sulle candidature, sui percorsi di vita, sui programmi”.
Fra i cristiani che con lei non intrattengono buoni rapporti vi è Cesare Cavalleri, che sul mensile che dirige, Studi Cattolici, nell’ottobre 1976 scrive che Marco Pannella, Adele Faccio ed Emma Bonino, istigatori dell’aborto, sono “oggettivamente assassini”, in quanto “chi pratica l’aborto è un assassino, e chi istiga gli assassini o con loro collabora si macchia moralmente dello stesso delitto”. I tre lo querelano, e il 7 luglio 1980 il Tribunale di Milano lo assolve perché “il fatto non costituisce reato”. Un precedente giuridico importante, che consentirà al centrodestra di propagandare liberamente la verità anche durante la prossima campagna elettorale, toghe rosse permettendo.
Del resto, della libertà d’opinione, la Bonino si è fatta sempre fatta paladina. In occasione del FamilyDay, il 12 maggio 2007, si era unita alla contro-manifestazione di piazza Navona, Coraggio Laico, indetta per ricordare la vittoria referendaria per il divorzio.

  1. lucanetti
    31 gennaio 2010 alle 22:20 | #1

    Ennesimo motivo per cui un cattolico vero non può votare pd!!

  2. Jessica
    4 marzo 2010 alle 17:21 | #2

    Guarda…
    non volgio neanche leggere quello che c’è scritto, avevo già letto l’alrticolo su Libero e mi è bastato. Questa donna mi disgusta per quello che ha fatto e non dovrebbero neanche farla vedere in tv, figuriamoci candidarla governatrice del Lazio..ma stiamo scherzando…?????

  1. 8 gennaio 2011 alle 21:45 | #1

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